RAP LAB. LABORATORIO PER BAMBINI E BAMBINE

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Sono aperte le iscrizioni al secondo ciclo del laboratorio di scrittura creativa rap per bimbi e bimbe. Accompagnati da un rapper professionista, Torto O.G., con esperienza di educatore, i ragazzi e le ragazze seguiranno un percorso di scrittura ed esercizio vocale di rap, apprendendo i rudimenti di una cultura musicale diffusissima fra le nuove generazioni.

Il laboratorio è rivolto principalmente a giovani appassionati di musica e scrittura e curiosi della cultura rap e hip hop. Per imparare a scrivere a tempo di musica, sviluppando la creatività e il senso del ritmo.

  • Dai sette anni
  • Il laboratorio si terrà ogni giovedì dalle 18.30 presso Zaum a partire da giovedì 3 marzo per un totale di dieci incontri
  • Il costo complessivo è di 80 euro

Per tutte le informazioni passa in libreria o scrivici a: libreria.zaum@gmail.com

IL PROGETTO DEL LABORATORIO

Rap è scrittura. Che piaccia o no, il rap è un linguaggio che i ragazzi e le ragazze conoscono bene e spesso praticano. Ma a cosa serve il rap? Che cosa dice, cosa consente di dire? Ad alcuni non dice nulla, a tanti altri, invece, consente di dire.

Strumento nato in contesti urbani anomici come voce di protesta o addirittura di rivolta di una comunità, quella afroamericana, ma anche di diverse minoranze etniche, il rap oggi va di moda, fa vincere discussi talent-show televisivi e incendia gli animi e le schermate in word di migliaia di giovani. Messaggi contrastanti e di diverso segno. A nostro avviso, il rap può rappresentare un efficace strumento per una “maieutica della scrittura”: inizi a scrivere il rap, poi continui a scrivere, magari un articolo, un’opinione, un commento su Facebook, un piccolo libro o un compito in classe, un progetto. Mantenendo un’onestà intellettuale che è propria di un certo rap, insieme alla ruvida e cruda ma reale poesia di strada in cui si esprime.

Rompere il ghiaccio con il linguaggio scritto – e il necessario ragionamento che lo precede e accompagna – fa crescere. Certo, il rap è anche poesia e tutti poeti non siamo. Potremmo però scoprire molti e nuovi poeti. E, fuori dalla vana ricerca di piccole ed evanescenti stars, aiutare i giovani alla ricerca del proprio talento o della propria passione a prendere sicurezza. Per affrontare la vita con un’arma sicuramente necessaria: la parola. La libertà e la ricchezza di esprimere un’opinione senza prenderla in prestito da nessuno. Di parlare con il linguaggio più efficace. Di affermare se stessi e mettersi in connessione, anche telematica, con il resto della società, attraverso quella parola, scritta e pensata. Una parola scritta rinata attraverso le nuove tecnologie, in nuovi formati, in video rappati tra centinaia di sfide e rimbalzati anche milioni di volte sui canali di Youtube preferiti.

Perché lo sviluppo dei nuovi strumenti di comunicazione – smartphone, pc, computer e da questi a blog e social network, chat e connessioni audio e video di ogni tipo – se da un lato cancella la tradizione della scrittura su carta, dall’altro apre infinite possibilità di scrittura digitale, in diversi formati e dando la possibilità di comunicare in tempo reale, praticamente ovunque, a tutti, creando reti di persone e gruppi sempre più vasti. È quella scrittura giovanissima, la scrittura digitale dei nativi digitali, che gli adulti hanno il compito di leggere, interpretare e guidare verso forme e contenuti presenti e ancora non del tutto espressi. Il rap è uno strumento efficace per far diventare quei pensieri delle parole, dei discorsi, dei progetti. Diamo una voce a quella scrittura e una scrittura a quelle voci. Diamogli una possibilità, un microfono e una tastiera digitale, una qualsiasi, su cui sia possibile scrivere qualcosa.

Comunicare, scrivere, parlare in rima e fare della vita di ogni giorno una poesia. È questa la scommessa.

LE TECNICHE

Il laboratorio di rap è incentrato sulle tecniche di scrittura, composizione e pratica del rap. Le lezioni includeranno alcuni accenni alla storia dell’hip hop – di cui il rap fa parte insieme alle altre tre discipline del ballo (breakdance) dei graffiti (aerosol art) e dell’arte del giradischi (turntablism), raccontata e spiegata anche attraverso supporti audio e video. La restante parte delle ore, invece, sarà impiegata nell’esercizio di scrittura – collettiva e individuale – e di esercizio vocale di rap, attraverso l’esecuzione dei testi scritti dai corsisti su basi musicali. Alla fine del laboratorio saranno eseguiti i testi composti dagli allievi, in una performance dal vivo che prevede la partecipazione degli stessi, insieme a un rapper professionista.

I giovani, dato il contesto, saranno invitati ad esprimersi attraverso la scrittura e l’interpretazione di versi che, partendo dai temi della loro esistenza quotidiana racconteranno la loro vita, senza limiti alla libertà di espressione, con i limiti imposti dalle normali regole di convivenza civile ed educazione.

A CHI SI RIVOLGE

Il corso è rivolto principalmente a giovani appassionati di musica che, per questioni logistiche derivanti da orari scolastici e impegni riguardanti la scuola e i tempi di vita, difficilmente potrebbero avvicinarsi a una cultura nata certamente per strada, ma per strada raramente presente, se non in alcuni grossi centri urbani o nelle serata in orari notturni della club culture. Il valore aggiunto di un progetto basato sull’hip hop è la natura profonda di questo vero e proprio movimento, non solo un genere musicale, diffuso in tutto il mondo, riconosciuto e praticato da migliaia di ragazzi in Italia, quindi assai prossimo al loro mondo e ai loro universi simbolici. Una cultura che, utilizzando la definizione del sociologo Marshall McLuhan, intende coniugare due necessità e desideri diversi e complementari dei giovani: l’educazione e l’intrattenimento. Concetto riassunto in un efficace neologismo, “edutainment”, che il sociologo spiega così: «Coloro che fanno distinzione fra intrattenimento ed educazione forse non sanno che l’educazione deve essere divertente e il divertimento deve essere educativo».

LA SCOMMESSA FINALE

Il risultato che prevediamo, è quello di un confronto positivo fra i ragazzi, una condivisione, un dialogo fra differenti opinioni, fra idee. Utilizzando non solo l’italiano, se qualcuno ne ha voglia, ma anche il dialetto, come il rap da tempo ha insegnato a fare. Per superare allegramente i rischi della discriminazione e della xenofobia. Perché la parola costruisce ponti tra persone differenti e la musica unisce continenti lontani. E, almeno nella musica, possiamo davvero sentirci tutti uguali. Ognuno con una differente storia da scrivere e raccontare.

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