Viaggio nella letteratura araba. Primo ciclo (2015/2016)


Questa pagina è dedicata al ciclo di seminari “Viaggio nella letteratura araba” e raccoglie, per renderli più accessibili, tutti i “documenti” di volta in volta prodotti


Introduzione al viaggio nella letteratura araba: Dalla tradizione ai nuovi generi letterari

Un testo letterario parla più o meno direttamente di una realtà viva.
La sua forza non consiste nell’essere arabo, francese o inglese;
la sua forza non può consistere che nella potenza e vitalità della parola che [...]
fa traballare gli idoli che gli orientalisti sostengono,
sinché questi ultimi devono lasciare cadere i grandi bambini paralitici
– le loro idee intorno all’Oriente – che tentano di contrabbandare per l’Oriente vero.
 Edward Said, Orientalismo

 

Scrivere o discutere di letteratura araba necessita, sempre, di una doverosa premessa o precisazione. La letteratura araba è tutta la letteratura scritta in lingua araba e comprende, quindi, le pagine di scrittori e poeti provenienti dal Maghreb, dal Medio Oriente e dal Golfo.

Queste letterature, influenzate dalla cultura e dagli eventi storici delle proprie specificità geografiche, sono spesso molto diverse tra loro per temi e stili ed è quindi abbastanza complesso (e alquanto azzardato) tentare di inserirle in una unica categoria e parlarne in maniera coerente.

A questo proposito, il ciclo di seminari proposto non ha assolutamente la pretesa di raccontare la letteratura araba in maniera esaustiva ed esauriente, ma è pensato, appunto, come un viaggio durante il quale ci si soffermerà su alcune tappe, tralasciandone inevitabilmente molte altre.

La poesia, genere principe nella letteratura araba tradizionale, il romanzo contemporaneo e i nuovi generi narrativi verranno esplorati partendo principalmente da alcuni degli autori arabi le cui opere sono state tradotte in italiano, ma  ricordando anche quegli scrittori ancora colpevolmente assenti nell’editoria italiana.

L’intento di questo ciclo di seminari è parlare finalmente di letteratura araba di qualità, una letteratura ben lontana da quella troppo spesso presente nelle grandi librerie italiane che strizza l’occhio furbamente ad un certo esotismo o propone falsi approfondimenti seguendo ciecamente l’onda del sensazionalismo mediatico.

 


Primo incontro.  Nizar Qabbani e Adonis: erotismo e ateismo come forme di rivolta [14 novembre 2015]

La poesia influenza l’anima
come la ferita segna il corpo.
Imru’ al-Qays

Il primo incontro di questo ciclo di seminari è dedicato alla poesia araba e, nello specifico, a due dei più famosi poeti arabi contemporanei: Nizar Qabbani, morto nel 1998, e ‘Ali Ahmad Sa‘id Isbir, meglio conosciuto come Adonis.

Per secoli, a partire dall’epoca preislamica, la poesia era stata considerata il genere più importante nella letteratura araba ma, a causa della rigidità delle regole stilistiche e dei canoni tematici imposti dalla tradizione, tra l’800 e il ‘900, la poesia non sembrava più adatta ad esprimere le nuove passioni e i nuovi sentimenti che scaturivano dai mutamenti sociali, culturali e politici. Proprio ai due poeti siriani si deve, in buona parte, una vera e propria rivoluzione letteraria, una totale rottura degli schemi tematici e stilistici, che porterà alla rinascita della poesia e accenderà il dibattito intellettuale e politico nel mondo arabo.

Nizar Qabbani, molte delle cui poesie sono state musicate da famosi cantanti arabi, con un linguaggio semplice e quotidiano e rompendo ogni tabù, descrive il corpo femminile, il piacere della passione, e con voce di donna sferza duri attacchi all’ipocrita e repressivo mondo patriarcale della società araba. La “liberazione della donna” in ogni ambito, per Qabbani è la base per un vero e duraturo cambiamento delle società arabe e sarà uno dei temi principali della sua poetica. 

L’ateismo, il rifiuto netto delle tre religioni monoteistiche, ma anche il disprezzo per “la società delle macchine”, sono, invece, due dei punti chiave del pensiero di Adonis. “La macchina ideologica divina e la macchina ideologica tecnica”, sono, per il poeta, i grandi nemici della vita, i due moloch che tengono prigioniera l’umanità e che possono essere sconfitti solo dalla poesia e dalla creatività. Adonis, il cui nome è spesso circolato in questi anni come probabile vincitore del Nobel per la letteratura, è ancora molto attivo nel dibattito culturale e intellettuale nel mondo arabo. Negli ultimi anni, il suo estremo ateismo l’ha portato ad assumere posizioni conservatrici e contraddittorie su alcuni argomenti fondamentali come il velo islamico e la rivoluzione siriana.

L’incontro è stato curato da Silvia Moresi

Bibliografia

  • La preghiera e la spada (2002, Guanda, Biblioteca della fenice)
  • Cento poesie d’amore (2003, Guanda, Biblioteca della Fenice)
  • La musica della balena azzurra (2005, Guanda, Biblioteca della fenice)
  • Nella pietra e nel vento (2005, Mesogea)
  • Memoria nel vento (2005, Guanda, Biblioteca della Fenice)
  • Oceano nero (2006, Guanda, Biblioteca della fenice)
  • Beirut. La non-città (2007, Medusa Edizioni)
  • Storia lacerata nel corpo di una donna (2009, Guanda, Biblioteca della fenice)
  • Singolare in forma plurale (2014, Guanda, Biblioteca della Fenice)
  • L’orizzonte mi insegnò il garbo delle nuvole (2014, ES)

Video dell’incontro


 Secondo incontro. La Storia e le storie. Il romanzo siriano contemporaneo [5 dicembre 2015]

Il romanzo esplora, svela e riflette le fasi più importanti della vita di un popolo, perché legge le idee, i sogni e le ambizioni della gente, soprattutto se questa non è in grado di tradurli in un discorso inequivocabile e in azioni concrete. Non sarebbe esagerato dire che il romanzo nasce e si sviluppa laddove la tragedia è generalizzata, aumenta l’ingiustizia e si rafforzano i contrasti.
Abd al-Rahman Munif


Il secondo incontro di questo “Viaggio nella Letteratura araba” è dedicato al romanzo siriano contemporaneo.
A causa della natura necessariamente parziale e non esaustiva di questo percorso, ci si soffermerà sul periodo che va dal 2000 al 2011, dall’anno in cui Bashar al-Asad è diventato presidente della Repubblica araba siriana, fino a quando le prime proteste popolari senza precedenti hanno sconvolto il Paese.

In particolare, si proverà a fornire degli spunti di lettura, attraverso brani tratti da Elogio dell’odio di Khaled Khalifa e Lo specchio del mio segreto di Samar Yazbek, due tra gli autori più rappresentativi e più noti della “nuova” generazione di scrittori siriani.

Elogio dell’odio che è stato bandito in patria perché racconta gli eventi degli anni Ottanta in Siria è arrivato tra i finalisti del Premio internazionale della narrativa araba (Ipaf) del 2008; mentre il romanzo di Samar Yazbek narra una totalizzante storia di amore e passione tra una celebre attrice, sorella di un dissidente, e un ufficiale dell’esercito fedelissimo al presidente.

Accanto a queste opere che, pur ambientate sullo sfondo di accadimenti storici sono prodotti della fantasia dei due autori, si leggeranno anche stralci da La conchiglia, le memorie autobiografiche dei tredici anni trascorsi nelle prigioni siriane da Mustafa Khalifa, accusato di appartenere − lui cristiano non praticante − al movimento dei Fratelli musulmani.

L’incontro è stato curato da Caterina Pinto

Bibliografia

  • Elogio dell’odio di Khaled Khalifa Bompiani 2011 (tr. it. Francesca Prevedello)
  • Lo specchio del mio segreto di Samar Yazbek, Castelvecchi 2011 (tr. it. Elena Chiti)
  • La conchiglia di Mustafa Khalifa, Castelvecchi 2014 (tr. it. Federica Pistono)
  • Siria. Dagli ottomani agli Asad. E oltre di Lorenzo Trombetta, Mondadori

Video dell’incontro


Terzo incontro. La letteratura palestinese come letteratura postcoloniale [30 gennaio 2016]

Qui, sui pendii di colline davanti al tramonto
e alla bocca del tempo
accanto ai giardini di ombre spezzate,
facciamo come fanno i prigionieri,
facciamo come fanno i disoccupati,
coltiviamo la speranza.
Mahmud Darwish, Stato d’Assedio, Edizioni Q – trad. Wasim Dahmash

È possibile analizzare la letteratura palestinese attraverso le tematiche della critica post-coloniale? 
Questo è ciò che si cercherà di fare nel prossimo seminario, rintracciando nelle pagine degli scrittori e dei poeti palestinesi alcune delle questioni chiave del post-colonialismo, come la segregazione, lo sradicamento, l’esilio, l’alterità, la distanza; tutte tematiche queste che rimandano alle problematiche dell’identità, e che sono trattate in maniera sostanzialmente differente dalle tre specificità identitarie di questo popolo: i palestinesi d’Israele, i palestinesi in esilio, i palestinesi dei Territori Occupati.

Vista l’attuale situazione, l’aggettivo “post” non sarà indicativo di una successione temporale ma un simbolo di “reazione”.

La letteratura palestinese che attraverso storie personali (e non) ricompone il racconto collettivo di un popolo, diventa, infatti, una contro-narrazione, opposta alla retorica sionista, in cui i palestinesi possono finalmente raccontare e raccontarsi, diventando soggetti della Storia.

L’incontro è stato curato da Silvia Moresi

Bibliografia

Opere storiche
De Leonardis Fabio, Palestina 1881-2006. Una contesa lunga un secolo, La Città del Sole, Napoli 2007.

Opere critiche
Said Edward W., La questione palestinese. La tragedia di essere vittima delle vittime, Gamberetti, Roma 2001.
Said  Edwar W., Nel segno dell’esilio. Riflessioni, letture e altri saggi, Feltrinelli.
Said Edward W., Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell’Occidente, Gamberetti editrice, Roma 1997.
Said Edward W., Orientalismo, Feltrinelli, Milano 1999.
Sanbar Elias, Il palestinese. Figure di identità: le origini e il divenire, Jaca Book, Milano 2005.
Weizman Eyal, Architettura dell’occupazione. Spazio politico e controllo territoriale in Palestina e Israele, Mondadori, Milano 2009.

Letteratura palestinese
Camera d’Afflitto I., Cento anni di cultura palestinese, Carocci, Urbino 2007.
Dahmash W., Di Francesco T., Blasone P. a cura di, La terra più amata. Voci della letteratura palestinese, Manifestolibri, Roma 2002
Al-Barghuti Murid, Ho visto Ramallah,  Ilisso, Nuoro 2007.
Amiry Suad, Sharon e mia suocera. Diari di guerra da Ramallah, Palestina, Feltrinelli, Milano 2003.
Amiry Suad, Se questa è vita, Feltrinelli, Milano 2005
Amiry Suad, Golda ha dormito qui, Feltrinelli, Milano 2013
Darwish Mahmud, Una memoria per l’oblio, Jouvence, Roma 1997.
Darwish Mahmud, Stato d’Assedio, Edizioni Q, 2014
Darwish Mahmud, Una trilogia palestinese, Feltrinelli 2014
Habibi Emil, Il pessottimista, Bompiani, Bologna 2002.
Kanafani Ghassan, Ritorno ad Haifa e Umm Saad – Due storie palestinesi, Edizioni Lavoro, Roma 2014
Kashua Sayed, Arabi danzanti, Guanda, Parma 2003.
Kashua Sayed, E fu mattina, Guanda, Parma 2005
Khalifah Sahar, La porta della piazza, Jouvence, Roma 1994
Nasrallah Ibrahim, Dentro la notte. Diario palestinese, Ilisso, Nuoro 2004.

Video dell’incontro

Quarto incontro. Tra Storia e Memoria: il romanzo libanese dopo la guerra civile [27 febbraio 2016]

La guerra è stata materia tragica, palcoscenico comico, incontro quotidiano con la morte. Scrivere è tornato a essere un modo per creare e ancorarsi alla vita, per resistere alla macchina della morte.
Elias Khoury

È possibile che dal caos storico della guerra civile libanese (1975 -1990) sia nato il romanzo libanese contemporaneo? Può un periodo buio di lotte fratricide dare avvio ad un periodo di fioritura letteraria? 

Da genere marginale qual era, il romanzo è diventato infatti in Libano, nel periodo tra il 1975 e il 1990, il mezzo principale e più accurato per rappresentare le contraddizioni e la tragicità della guerra civile libanese.
Dopo la data convenzionale della fine delle ostilità e in mancanza di una storia ufficiale e di una memoria collettiva e condivisa, frutto di una vera e propria rimozione politica e materiale, il romanzo libanese è diventato luogo della Storia, nel quale autori e autrici hanno dato la parola al vissuto e alla memoria recente, personale e collettiva, nel tentativo di sottrarle all’oblio. Molte le voci impegnate in questo sforzo collettivo: Elias Khoury, Hanan al-Sheikh, Hoda Barakat, Rashid al-Daif, Jabbour Douaihy, Najwa Barakat… Ne conosceremo alcune, guidati dai loro romanzi, alla ricerca della Storia.

L’incontro è stato curato da Paola Rotolo.

Bibliografia:

- Chiti Elena (a cura di), Libano. Frammenti di storia, società, cultura, Mesogea, Messina 2012
- Douaihy Jabbour, San Giorgio guardava altrove, Feltrinelli, Milano 2012 (trad. di Elisabetta Bartuli con Hamza Bahri)
- Khoury Elias, Specchi rotti, Feltrinelli, Milano 2014 (trad. di Elisabetta Bartuli)
- Khoury Elias, Facce bianche, Einaudi, Torino 2007 (trad. di Elisabetta Bartuli)
- al-Shaykh Hanan, Mio signore, mio carnefice, Piemme, Milano 2011 (trad. di Ashraf Hassan e Serena Tolino)
- Ziadé Lamia, Bye Bye Babylon, Beirut 1975-1979, Rizzoli Lizard, Milano 2012 (trad. di Viola Cagninelli)

Video dell’incontro


Quinto incontro. Su strade poco battute: noir, pulp e graphic novel [2 aprile 2016]

“Tendenzialmente il giallo è sempre stato un possibile motivo di squilibrio,
un virus nel corpo sano della letteratura, autorizzato a parlare male
della società nella quale si sviluppava”.

Loriano Macchiavelli

“Chi cucina il veleno prima o poi lo assaggia”.
Proverbio arabo

Questa nuova tappa del viaggio letterario si propone l’obiettivo di fare una veloce incursione nella cosiddetta narrativa di genere in lingua araba, per continuare a smentire gli odiosi – e purtroppo molto diffusi – stereotipi che guardano al mondo arabo e alla sua produzione come avulsi da qualsiasi tipo di modernità concettuale. 

Il percorso si snoderà attraverso la lettura di alcuni romanzi noir dell’egiziano Ahmad Mourad che dopo aver avuto un incredibile successo in Egitto, sono stati tradotti in diverse lingue europee.

Sempre in atmosfere noir, si leggerà il graphic novel “Metro” censurato e ritirato dal mercato al momento della sua pubblicazione in Egitto nel 2008, che tematicamente sembra presagire gli eventi che hanno portato nel 2011 i giovani egiziani a riempire le strade del Cairo e a determinare la cacciata del presidente Mubarak.

Le altre due opere di narrativa per mera comodità e brevità tassonomica possono essere definite “pulp”, dal momento che raccontano storie un po’ torbide nelle quali la violenza e il sangue diventano “materia di un orrore fondamentale, verifica della soglia tra vita e morte”(Brolli, D.). Si tratta del romanzo vincitore dell’Ipaf nel 2014 “Frankenstein a Baghdad” e della raccolta di racconti “Il matto di piazza della Libertà” di Hassan Blasim.

L’incontro è stato curato da Caterina Pinto.

Bibliografia:

- Metro, Magdy El Shafee, il Sirente 2010. (Traduzione di Ernesto Pagano)
- Vertigo, Ahmed Mourad, Marsilio 2012. (Traduzione di Barbara Teresi)
- Polvere di diamante, Ahmed Mourad, Marsilio 2013. (Traduzione di Barbara Teresi)
- Frankenstein a Baghdad, Ahmed Saadawi, E/O 2015. (Traduzione di Barbara Teresi)
- Il matto di piazza della Libertà, Hassan Blasim, Il Sirente 2009. (Traduzione di Barbara Teresi)

Video dell’incontro

 


 

 

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